Anima pura

 

 

T.O.   /   Stare tra gli spazi
di Gianluca Blandino

 

…in lei era andato smarrito qualcosa del cui possesso prima di allora non era stata veramente consapevole: un’anima. 

Ma che cos’è l’anima? Al negativo è facile da definire: per l’appunto ciò che si affretta a rintanarsi quando sente parlare di serie algebriche.

E in positivo, invece? Pare che si sottragga con successo a tutti gli sforzi per afferrarla.

Musil, l’uomo senza qualità

Abbiamo paura a prendere l’aereo, e questa paura persiste anche quando abbiamo raccolto prove sufficienti a dimostrazione

del fatto che volare non è più rischioso di guidare. In contrapposizione alle percezioni, le emozioni alterano l’attenzione e la direzione del ragionamento. E’ un’epoca troppo “civilizzata”, nella quale l’accesso all’anima è sbarrato. Simulazione incarnata.1 Il nostro cervello esprime la propria funzionalità solo se legato a un corpo situato in un particolare mondo fisico, in relazione con altri individui. Siamo gli epigoni di una millenaria cultura (da Platone a Cartesio all’Idealismo e, con l’accezione di Marleau-Ponty, al neo cartesianesimo) che offre una concezione disincantata della conoscenza e dell’esperienza della realtà, e che continua a mettere da parte il corpo come zavorra d’impaccio alla conoscenza stessa. E’ il corpo sul piano pragmatico il limite tra schema e immagine. Secondo Aristotele “ciò che non ha limite (peras) non è rappresentabile esaurientemente nel nostro pensiero, ed è perciò inconoscibile”.2 La ricerca dell’indeterminato diventa l’osservazione del molteplice, del formicolante, del pulviscolare…3 Ma per poter rappresentare l’illimitato occorre far ricorso al limite.

“Il poeta del vago può essere solo il poeta della precisione”, l’esattezza che deriva da un senso del limite. L’atto dello “scrivere” diventa esperienza della conoscenza: irriducibile molteplicità, rete dei saperi diversi e inconciliabili. E’ il continuo tentativo di creare una “mappa del labirinto”.

Il tentativo di riconciliare il limite e l’illimitato rappresentando l’infinito nello spazio è limitato dalla mappa. Il processo “analitico” va considerato come “spazio potenziale”, costrutto mutuo e creativo di significato multiplo. Il moltiplicarsi delle coordinate rende densa e stratificata la rete dei percorsi, intrecciata su incroci che assumono la pluralità dimensionale dei “grafi”, un nuovo paesaggio complesso e tridimensionale in continua mutazione, dalla consistenza frammentaria ma omogenea: uno spazio sospeso, in cui fluiscono turbinosamente emozioni profonde.

In questo, il corpo, diventa superficie scritturale depositaria di segni.

La tua scacchiera, sire, è un intarsio di due legni: ebano e acero. Il tassello sul quale si fissa il tuo sguardo illuminato fu tagliato in uno strato del tronco che crebbe in un anno di siccità: vedi come si dispongono le fibre?

Qui si scorge un nodo appena accennato: una gemma tentò di spuntare in un giorno di primavera precoce, ma la brina della notte l’obbligò a desistere.

… Ecco un poro più grosso: forse è stato il nido d’una larva; non d’un tarlo, perché appena nato avrebbe continuato a scavare, ma d’un buco che rosicchiò le foglie e fu la causa per cui l’albero fu scelto per essere abbattuto …. Questo margine fu inciso dall’ebanista con la sgorbia perché aderisse al quadrato vicino, più sporgente … La quantità di cose che si potevano leggere in un pezzetto di legno liscio e vuoto sommergeva Kublai;…

Calvino, Le città invisibili

Limite ed illimitato: l’essere è inestricabilmente legato al suo divenire, dietro ogni limite si apre come una voragine l’illimitato. Trama ed ordito, l’insieme dei fili del tessuto, concretizzazione delle direzioni/dimensioni fondamentali dello spazio e materializzazione di una connotazione topologica. Rete, metafora della mappa, che rende meglio la complementarità tra limite e illimitato. La predilezione del limite (e quindi del corpo), corrisponde sia ad una scelta estetica dell’ordine e delle simmetrie, che a una necessità conoscitiva, la tendenza razionalizzatrice, geometrizzante o algebrizzante dell’intelletto. L’indefinito (l’anima), realtà ultima, è la zona del vago dove gli opposti si sciolgono e perdono i loro contorni netti.


  1. Simulazione incarnata, specifico meccanismo, mediante il quale il nostro sistema cervello/corpo modella le proprie interazioni con il mondo, processo non metarappresentazionale dove l’intercorporeità descrive un aspetto cruciale dell’intersoggettività.
  2. Zellini, Breve storia dell’infinito
  3. Calvino, Lezioni Americane