Adam

 

 

 

Adam

Da un’idea di Silvio Ciappi e Sasha Vinci

Group show, dal 03/04/2015 al 09/05/2015, Site Mill – Mulino San Nicolò, Scicli (RG)

Participating artists: Igor Imhoff, Sebastiano Mortellaro, Giovanni Ozzola, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo Rub, Lino Strangis, Sasha Vinci

Visione critica, Giuseppe Carrubba, Silvio Ciappi;

EVA

     L’arte di Francesco Rinzivillo si traduce nella condizione di passaggio dal trascendente all’immanente che risiede in una sospensione dell’immagine metafisica come luogo assoluto, in cui la sospensione eterea e senza tempo stabilisce il limite di separazione tra lo spirito e la realtà materiale. La dimensione essenziale dell’immagine reticolata, incasellata e inquadrata su carta trasparente è il risultato di un procedimento poetico di rivelazione e di sottrazione che permette di ritualizzare la rimozione e l’accettazione della mancanza e del vuoto, all’interno di una dialettica che oscilla tra vitalismo e nichilismo, realismo e liturgica utopia, per metabolizzare il dramma e ricercare il suo antidoto. L’artista vuole guardare alle origini, alla ricerca di un segreto, di una mappa da decodificare, una trama da raccontare attraverso il gomitolo di Arianna per svelare o capovolgere il senso comune, all’interno di un sistema di segni tradizionali ed alternativi che comprendono la pittura, la fotografia, il digitale ma anche il tagliare e cucire di squisita sapienza artigianale. In questo modo l’alternanza del mezzo espressivo scelto, in rapporto al progetto, assume una valenza politica nel porre l’attenzione poetica rispetto a ciò che abitualmente è marginale e sovverte i ritmi della comunicazione nella società contemporanea, per attivare una mistica del pensiero che ricerchi un altro linguaggio che possa riannodare i fili di identità diverse, attraverso l’iconografia dello scambio concettuale o dello scarto formale.
L’immagine è come il non-luogo del nostro esserci che l’artista utilizza per indagare e ritagliare altri punti di vista, in cui le cesure e le metamorfosi, i cambiamenti di senso, legittimano possibili percorsi e danno un senso sfumato ed ipnotico alla ricezione dell’immagine, che nella perfetta assenza e passività si carica di abbandono e senso spirituale, alienazione a bassa frequenza, apparenza e memoria muta, il vuoto del fondo dell’anima.
La mistica dell’azzeramento oppure della dilatazione segna un processo seriale che conduce l’artista ad una disciplina che è rigore interiore e studio riflessivo, dove la creazione viene stimolata da impulsi temporali e spirituali.
Le piccole dimensioni come le grandi, nella divisione del lavoro, arricchiscono il mosaico dei frammenti, all’interno di un dispositivo logico-matematico che rivela e sfugge, al di là delle categorie e classificazioni che separano, per abbracciare l’unicità e la globalità del mondo.
L’artista pratica la conoscenza nello scomparire, con forme che sono oggetto più che soggetto della visibilità, in cui il dramma è sotteso nell’atto riflessivo che trasforma, smaterializza ed occulta, l’epifania del presente nella disarmante nudità.
L’immagine è soglia e interfaccia, una sospensione di vita per proiezioni mentali altrui, in cui scoriedi memoria sociale coniugano passato e futuro ed esorcizzano il presente.
La dissonanza della modernità tra spirito soggettivo dell’individuo e spirito oggettivo legato all’accumulo della circolazione delle merci, la sapienza tecnico-scientifica, le banche dati e internet hanno prodotto complessità sociale, quindi smarrimento, perdita e difficoltà nella formazione di una cultura soggettiva.
In questa babele dell’accumulo e dell’informazione Rinzivillo presenta per ADAM l’immagine fotografica di un uomo nudo, di spalle e in grande dimensioni, che occupa tutta una parete delimitata architettonicamente da una volta.
Eva (2015), il titolo dell’installazione, vuole suscitare una riflessione, dettata dallo smarrimento della non corrispondenza tra ciò che vediamo e la didascalia, per attivare processi emblematici di separazione e unione dei generi e dell’identità sessuale.
L’immagine, stampata in digitale su carta da lucido, è stata ritagliata secondo la geometria classica della quadrettatura per essere poi montata con la logica della ricomposizione, dello sfasamento, ma anche dell’occultamento e della sparizione di qualche elemento.
L’artista costruisce una metafora del proprio tempo attraverso lo sviluppo del vedere e del non vedere, un grado di coscienza per comprendere i segni del tempo e metabolizzare la vita, in un processo necessario di socializzazione dell’arte e del proprio spirito.
La potenza dell’immagine, con l’uso di un codice linguistico simile a quello di una pubblicità o di una vetrina, risiede nella sua trasfigurazione, un dispositivo che vela o rivela in cui il desiderio si mescola all’oggetto-soggetto, tra presenza e assenza, dove la nudità è connessione sospesa tra la dimensione interiore ed il consumo, accessibile allo sguardo di tutti.

Giuseppe Carrubba